martedì, 16 giugno 2009, ore 12:51

dadaa ghezo
Napoli - “Quando mangio in una scuola, per la prima volta con le mani si solleva sempre un vocio. In realtà insegno il rispetto delle differenti culture, perché non c’è integrazione se non c’è condivisione. Ho imparato l’Italiano meglio che potevo, ma nessuno dei mie amici e collaboratori sa mettere insieme tre parole della mia lingua”. Ad affermarlo è Roger Adjicoude, presidente dell’associazione Dadaa Ghezo e responsabile dell’Ufficio immigrazione della diocesi di Aversa. L’organizzazione nasce nel ’96 grazie a un gruppo di immigrati che spontaneamente decide di andare nelle scuole per insegnare la “cultura alla mondialità”, grazie agli operatori del Centro Astalli, che prima li ha accolti e poi sostenuti per tale iniziativa. Nel ’97 si iscrivono all’albo delle associazioni degli immigrati e nel ’98 al registro del volontariato. Hanno una sede legale a Casandrino, due Unità operative a Sant’Antimo e numerosi infopoint distribuiti sul tutto il territorio provinciale a Nord di Napoli fino ad Aversa. Nelle diverse sedi sono offerti servizi informativi e ambulatoriali, corsi di italiano e biblioteche interculturali. L’associazione culturale Dadaa Ghezo organizza feste multietniche, seminari, incontri, convegni, conferenze, corsi di artigianato: tessitura di tappeti, tecnica del batik, costruzione di strumenti musicali. In più allestisce mostre di prodotti tipici, spettacoli di musica etnica e rappresentazioni teatrali. Favorisce il commercio equo e solidale di beni alimentari, artigianali e manufatti prodotti nel sud del mondo.
 
“L’integrazione è un termine soggetto a molte interpretazioni – aggiunge il presidente -, ma sicuro non vuol dire che si è costretti a fare qualcosa che un altro ci dice di fare, con il motivo che ognuno è padrone nella sua terra. Per me l’Italia è la mia terra di accoglienza, una seconda madre”. E il ‘Belpaese’ è una madre adottiva per tanti immigrati, per molti, però, diventa una matrigna cattiva. È proprio dall’esperienza personale di Adjicoude che nasce l’idea di Dadaa Ghezo. Partito dalla Repubblica del Benin più di 15 anni fa, dove era insegnante, per lavorare come stagionale alla raccolta di pomodori nel foggiano, non è mai arrivato nei campi. “Ho visto la raccolta solo molti anni dopo, come turista – racconta -. Quando sono arrivato, chi mi ha portato mi ha letteralmente abbandonato a Roma. Ho dormito alla stazione e per giorni ho vagato senza sapere a chi rivolgermi. È proprio l’accoglienza, infatti, a mancare ed è qui che si gioca tutta la permanenza – evidenzia Roger con il suo Italiano perfetto anche nei congiuntivi -. Se non c’è chi ti indirizza, informa, aiuta quando arrivi ci metti poco a scivolare nella rete dell’illegalità e del malaffare”. Roger ha avuto la fortuna di essere accolto nel Centro Astalli. “La Chiesa fa tanto per gli immigrati – commenta – più di chiunque altro. Ti offrono da mangiare, un tetto, dove lavarti, dei vestiti e spesso anche l’istruzione. Ma non possono davvero pensare a tutto, perciò insieme ad alcuni ex ospiti abbiamo creato Dadaa Ghezo, per offrire ciò che serve quando si arriva in un paese straniero: l’accoglienza. Siamo presenti, infatti, in tutti i punti cruciali di arrivo tra Caserta e Napoli”.
 
Adjicoude denuncia la presenza di extracomunitari sotto le macerie dell’Aquila, di cui nessuno ha parlato e quanto è diventato difficile convincere i clandestini a farsi curare, perché temono di essere denunciati dai medici. “E’ molto pericoloso ciò che sta accadendo – dice -, rischiano anche di morire ma non vanno in ospedale. Stiamo facendo un lavoro immane… e come al solito è solo la Chiesa a fare la voce grossa, ma anche i sindacati ci stanno aiutando molto e non solo per tutelare il nostro diritto alla salute”. “A volte non riconosco più la mia Napoli – lamenta con amarezza -. Una delle poche città italiane dove la gente, se vede un uomo in difficoltà su una panchina, gli porta da mangiare o chiama i soccorsi se lo vede star male. In molte altre città si tende a far diventare invisibili questi uomini e queste donne. Anche qui però sta aumentando la diffidenza e un’incomprensibile paura – conclude -, eppure un semplice ‘uè guagliò’ per strada ci basta per farci sentire ancora persone”. Per Adjicoude sono necessarie nuove leggi che regolino l’immigrazione e una maggiore trasparenza e informazione dei cittadini, “perché non si può dire che gli stranieri sono troppi e poi si firmano decreti per farne arrivare in migliaia per sfruttarli in lavori umili e degradanti. Sfido a non trovarne almeno uno nella casa di ogni famiglia italiana”.
 
È possibile contattare l’associazione Dadaa Ghezo rivolgendosi al sito www.dadaaghezo.org, dove sono elencati tutti gli sportelli e gli orari di apertura al pubblico.
 
15 giugno 2009
 
Raffaella Maffei
Questo articolo è stato pubblicato da www.napolicittasociale.it
rougesibylla

martedì, 16 giugno 2009, ore 12:06

Napoli – “Il volontario ha l’informalità del vicino di casa, è l’amico di buona volontà, è chi aiuta e non si tira indietro e per questo ottiene risultati forse migliori della classica figura di assistente sociale, vista sempre con una certa diffidenza”. Così Giuseppe De Stefano, presidente del Centro servizi per il volontariato di Napoli e provincia, a margine della giornata dedicata all’integrazione il 13 giugno scorso, in piazza Dante.
 
Presidente ci spieghi brevemente cos’è il Csv.
Al Centro servizi per il volontariato aderiscono 16 tra le più grandi associazioni di volontariato presenti in Campania, più di 300 in totale, ma ne abbiamo censite circa 1.300 su tutto il territorio provinciale. A Napoli è nato circa 5 anni fa, ma i Centri per i servizi al volontariato sono stati istituiti con la legge 266 del ’91 e sono finanziati da quindicesimo dei proventi delle Fondazioni bancarie. Tra i compiti del Csv vi sono la creazione di una rete tra le organizzazioni che operano nel sociale, la facilitazione degli incontri con gli utenti e l’intermediazione con le istituzioni; oltre che la loro promozione. Ma ci occupiamo anche di formazione, perché non basta la buona volontà per salvaguardare la dignità umana.
 
E su questa giornata in piazza Dante “Tutti diversi… tutti uguali”…
Crediamo che la questione dell’immigrazione da conflitto debba diventare momento di coesione e con i servizi offerti dalle associazioni che operano sul nostro territorio – accoglienza, alfabetizzazione, sportelli informativi - puntiamo alla massimizzazione dell’integrazione. Quest’anno abbiamo deciso di organizzare tanti piccoli momenti di incontro, a differenza degli altri anni. Oggi abbiamo scelto di affrontare il tema dell’integrazione, perché ci sembra doveroso vista la linea politica dell’attuale Governo, ma sono davvero tante le fasce deboli che hanno bisogno di attenzione, gli anziani quanto i bambini. Ma anche i giovani sono da considerarsi una categoria a rischio e con le nostre strutture, cerchiamo di accudirli, offrendogli impegni civici e soddisfazioni. Di fatto diventiamo punto di riferimento per molti di loro in tante città e quartieri.
 
In piazza Dante - luogo prescelto per l’incontro dei tre vertici del triangolo virtuoso: associazioni, utenza e istituzioni – hanno disertato proprio gli esponenti del Comune e della Regione. Se lo aspettava?
Noi non ci scoraggiamo anche se è un problema serio. C’è stata comunque una buona affluenza di soggetti appartenenti alle Comunità di extracomunitari, ma anche di media e di cittadini. Il territorio non è sordo ai nostri messaggi, anzi, il volontariato è sentito e avvertito dalla gente, forse più che dalla stampa. Il volontario ha l’informalità del vicino di casa, è l’amico di buona volontà, è chi aiuta e non si tira indietro e per questo ottiene risultati forse migliori della classica figura di assistente sociale, vista sempre con una certa diffidenza. Noi siamo le antenne sul territorio.
 
Disponete di dati e analisi sulla crisi che sta investendo l’Italia e maggiormente il Mezzogiorno? Secondo le ultime rilevazioni Istat Napoli è tra le città con i più alti livelli di disoccupazione e povertà.
Alle mense della Caritas non c’è più distinzione tra numero di italiani e di immigrati, ma nemmeno di età. Non voglio azzardare numeri ma le presenze sono più che raddoppiate, tanto da mettere in crisi le strutture del volontariato. Abbiamo commissionato un’indagine che presenteremo nei prossimi mesi. Ad oggi, l’unica risposta seria è il ‘Fondo di garanzia’, promosso dalla Cei con il concorso operativo dell’Associazione bancaria italiana: un prestito di 500 euro mensili, per due anni, per le famiglie in difficoltà individuate dalla Caritas.
 
Iris Network, l’Istituto di ricerca sull’impresa sociale, ha fotografato una realtà poco reattiva alla legge 118, che dal 2005 offre la possibilità di diventare imprese anche alle associazioni che si occupano di sociale. Secondo lei perché?
Le imprese del terzo settore non sono una novità assoluta, già le cooperative nascono con soci volontari e altri lavoratori. È chiaro che la presenza di soggetti con queste qualificazioni apre la possibilità di accedere a gare d’appalto, opportunità che le semplici associazioni non hanno. Il Csv di Napoli non avendo usufruito dei fondi spettanti dal ’91 ha deciso, infatti, di utilizzarli proprio per la creazione della Fondazione Sud, che si occupa del sostegno ai soggetti che vogliono costruire imprese sociali, oltre che per la perequazione sociale. Ma in questo momento storico le difficoltà di fare impresa sono le medesime delle altre. Le istituzioni sono in difficoltà per via dei tagli governativi – vedi quello che succede con le case famiglia, che non accettano più bambini perché da mesi non vengono pagate –, figuriamoci quanto è difficile che il volontariato in queste condizioni diventi impresa. Abbiamo bisogno soprattutto di volontariato se non vogliamo che crolli il sistema sociale.
 
Raffaella Maffei
pibblicato da www.napolicittasociale.it
rougesibylla

martedì, 02 giugno 2009, ore 21:09

COMUNICATO STAMPA
 
"Integrazione dell’e-government regionale e centrale nelle regioni del Meridione”
Il progetto Ire Sud Campania
 
Napoli – Il 50 per cento dei decreti ingiuntivi è emesso telematicamente, non più in 30 giorni ma in soli 7; dematerializzate circa 2.000.000 di pagine presso la Procura di Napoli. Sono solo alcuni dei risultati presentati questa mattina al panel tecnico-informativo organizzato dal ministero della Giustizia, Cnipa e Regione Campania dal titolo: “Integrazione dell’e-government regionale e centrale nelle regioni del Meridione – Il progetto Ire Sud Campania”. È stato presentato, inoltre, l’Ufficio relazioni col pubblico virtuale, la banca dati con le massime delle sentenze più significative consultabile da tutti e la consolle del magistrato, una sorta di casella di posta dalla quale si potrà consultare le statistiche sull’andamento del lavoro, il calcolo e le date delle udienze, l’elenco delle scadenze e degli impegni personali. Finanche gli avvocati abilitandi potranno conoscere l’esito dell’esame di Stato direttamente dal portale del Tribunale. Semplificazione, trasparenza e velocità sono i concetti sviluppati dai relatori intervenuti al workshop tenutosi presso Città della Scienza a Napoli.
Per Stefano Aprile, direttore generale dei sistemi informativi del ministero della Giustizia, “la velocizzazione dei processi di condivisione dei documenti ed il controllo degli accessi offriranno un quadro di partecipazione allargata alla cittadinanza, un valore aggiunto per il settore della giustizia”. “Il sistema potrà giovarsi di queste innovazioni, ma da sola l’informatica non risolverà tutti i problemi della giustizia italiana. Ci si scontra – aggiunge Aprile -, con la difficoltà delle persone a cambiare metodiche di lavoro, ma è un ostacolo che dobbiamo rimuovere. L’Amministrazione sarà più ‘cattiva’, sono finiti i tempi in cui il sistema non funzionava perché non era aggiornato. Il Paese attraversa un momento drammatico e perciò i risultati vanno pretesi”. Le procure di Napoli, Nola e Torre Annunziata sono gli uffici guida per l’innovazione in Campania anche per il processo penale, grazie alla creazione di un fascicolo giudiziario penale interamente informatico. È possibile acquisire, infatti, tramite il portale: la notizia di reato in formato elettronico; le annotazioni preliminari del registro generale Sicp; accedere alla banca dati delle misure cautelari personali ed al modulo relativo. La sicurezza dei certificati prodotti è garantita da una firma digitale ‘embedded’, interna al file, riscontrabile quando sono stampati.
“Si migliora la trasparenza – ha aggiunto Nicola Mazzocca, assessore all'Università della Regione Campania, intervenuto nella sala Archimede di Città della Scienza – e si offre un servizio innovativo per gli avvocati e per i cittadini”. Nicola Mozzillo, direttore del Cisia di Napoli ha annunciato che, fra poco più di un anno, saranno online anche le vendite all’asta ed i fallimenti. “Siamo partiti con il decreto ingiuntivo telematico - ha sottolineato Eugenio Forgillo, consigliere di Corte d’appello e responsabile unico del procedimento -, ma ritengo che nell’immediato futuro estenderemo il programma anche al contenzioso ordinario, soprattutto per i settori del lavoro e della previdenza”. Attraverso Ire Sud Campania sono stati stanziati 4 milioni di euro per finanziare i progetti presentati dal Ministero della Giustizia e dal Dgsia e Cisia di Napoli. Entro il 2012 sarà completata la digitalizzazione e la riorganizzazione degli uffici giudiziari, la dematerializzazione dei procedimenti e la messa in rete dei principali servizi ai cittadini. Il complesso processo si è avvale della conduzione del Centro nazionale per l’informatica della Pubblica Amministrazione (Cnipa), in collaborazione con le Regioni interessate e dei Coordinamenti interdistrettuali dei sistemi informativi automatizzati (Cisia).
 
Napoli, 25 maggio 2009
 
L’ufficio stampa
Raffaella Maffei
rougesibylla
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categoria : comunicati stampa